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Non così, però!

di Davide Villa

Va bene la lotta politica, ma quanto avvenuto stasera appare assurdo. Dopo il Comizio in Piazza Duomo, a Milano, in cui, tra le altre cose si è aperto il tesseramento del PdL, si è parlato di “certa stampa” e di “sinistra“, il Premier si è incamminato verso l’auto blindata. Mentre firmava autografi e stringeva mani si è avvicinato Massimo Tartaglia, quarantaduenne qualunque, e gli ha spaccato la faccia. Prima un pugno, si diceva, ora pare che il corpo contundente sia stata una statuetta. In ogni caso, Berlusconi presenta un labbro sanguinante e un vistoso e profondo taglio sullo zigomo sinistro. Mentre gli agenti di Polizia portavano via Tartaglia, Berlusconi veniva portato in ospedale. Niente di grave.

Va bene la contestazione, ma non così. Per diversi motivi. Perché la violenza non risolve assolutamente nulla, perché la politica non deve MAI scivolare nel sangue, e c’è un simpatico ventennio là a ricordarcelo. Poi, perché non si alzano le mani, e men che meno lo si dovrebbe fare sugli anziani. E poi perché adesso diventerà un martire. Faranno quadrato attorno a lui, rendendolo ancora più inattaccabile.

Vabbé, Berlusconi si rimetterà, e tornerà felice come ai tempi dei disegni delle mutandine femminili al vertice U.E. (una gaffe fresca fresca)

Un pensiero anche allo sprovveduto Massimo Tartaglia, chissà cosa lo aspetta nelle segrete della Bastiglia Villa di Arcore.

13/XII/2009

Grazie a: Youtube, Repubblica

di Davide Villa

Nei cartoni animati, quando ero bambino, Cip e Ciop, i due simpatici scoiattolini della Disney, erano sempre impegnati a fare le provviste per l’inverno. Ammassavano ghiande e noci, e nocciole, e arachidi, in grandi quantità, perchè spaventati dal lungo letargo. E le custodivano gelosamente. Quando la necessità diveniva impellente, causa fame, ne tiravano fuori un po’, e le divoravano con avidità.

Salto.

Il Collaboratore di giustizia Gaspare Spatuzza, nell’Aula di Torino parla, racconta. Con mente fredda snocciola gli eventi che si verificarono nel periodo a cavallo tra Prima e Seconda Repubblica. La Strage di Capaci, l’uccisione di Paolo Borsellino in via D’Amelio. Fa nomi. E i nomi sono quelli del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, e del Senatore Marcello Dell’Utri, definiti i “responsabili“. Parla di una “nuova stagione” della Mafia, che rinnova le connessioni con la politica italiana, dopo quelle già sepolte dal polverone di Mani Pulite, con il Partito Socialista.

Spatuzza dice il vero. Mente. Dice la sua verità, o l’impressione di questa nella testa di un pluriomicida. Chissà. Alla Magistratura spetterà conoscere, capire, e Dio voglia, punire. A noi restano le riflessioni sulle parole, e ancor più sugli eventi.

Le reazioni sono state violente, Governo e maggioranza parlamentare hanno fatto quadrato attorno al Premier, poveretto. Vessato da accuse pesanti e luride. E’ stata messa in dubbio la credibilità di un pluriomicida di Cosa Nostra, giustamente. Quando le parole del pluriomicida Mangano erano da Eroe. Ma questo è altro. Si dice che la Mafia voglia colpire il Governo (loro sì sarebbero Tafazzi, non i viola del No-B day), perchè è proprio il Governo, il loro peggior nemico.

Secondo i dati forniti dal Viminale, infatti, sono stati compiuti, dall’inizio del Governo Berlusconi, 282 arresti di pericolosi latitanti, con un incremento dell’87% rispetto al periodo precedente. Tanto di cappello. Ma alla luce di tutto (e dico tutto), questa situazione mi sa perlomeno di incoerente.

Così, all’indomani delle esplosive dichiarazioni di Spatuzza, e nello stesso giorno delle inacidite risposte del Pdl sulla scomodità del Governo Berlusconi per le cosche, due pericolosi latitanti vengono tratti in arresto. Alle 15 e 30 le agenzie riportano la notizia dell’arresto di Gianni Nicchi, latitante dal 2006, alle 15 e 58 quella dell’arresto di Gaetano Fidanzati, pericoloso trafficante di droga.

Erano le provviste per l’inverno?

Non è dato saperlo, ma sono caduti come il cacio sui maccheroni.

6/XII/2009

Grazie a: Wikipedia, Repubblica, Ministero dell’Interno, Il Giornale, Youtube,

Anti-umanità

di Davide Villa

Settantatremilacinquecentosettantasei (73.576).

Di cui cinquantaduemiladuecentotrentanove (52.239) civili.

E tra questi sedicimilacentonovantaquattro (16.194) bambini.

Sono i numeri delle morti causate da mine anti uomo dal 1999 al 2008, secondo il Landmine Monitor Report del 2009. Si tratta della terribile eredità delle grandi guerre del Novecento e di quest’ultimo decennio. Una vera guerra dopo la guerra, un’arma tremenda che si insinua, strisciando subdola, sotto il piede di qualcuno. E in un bagliore assordante ne fa brandelli di carne. Solo nell’area dell’Asia e del Pacifico i morti sono stati 33.627, in Africa 16.390. Pare sufficiente. E invece no. Perchè solo nel 2008 1.266 persone sono state uccise, e 4.891 sono state orribilmente mutilate. I paesi più colpiti, quelli già dilaniati da conflitti sanguinosi. Afghanista, Iraq, Cambogia, India, Vietnam.

Il Trattato di Ottawa, attivo dal 1999, aspira a proibire l’uso, lo stoccaggio, la produzione e il trasferimento di questa schifosissima arma. Piu che mina anti-uomo, anti-umanità, in senso letterale e lato. A questo trattato hanno aderito, nel corso degli anni, ben 156 paesi. Ma mancano le firme più importanti. Perchè lo scacchiere mondiale necessita equilibrio, e l’equilibrio passa anche sulle mine anti uomo. U.S.A., Cina, Russia, Pakistan, India. Sono queste le firme più importanti perchè si possa arrivare ad una soluzione reale. Ma, come generalmente accade quando si tratta di tutelare i diritti fondamentali  (il diritto all’alimentazione, per esempio, o quello alla vita - diritto a non saltare in aria mentre si gioca -), i Grandi danno forfait.

Il Governo Obama, nella figura del portavoce Ian Kelly, ha già fatto sapere che gli Stati Uniti non assumeranno impegni definitivi al decimo incontro annuale dei Paesi che al Trattato di Ottawa hanno già aderito, che di terrà a Cartagena, in Colombia, a dicembre. Perchè si aspettano prima le mosse degli altri big. Perchè la sicurezza statunitense richiede la necessità di poter disporre di tutte le armi cui possono disporre le altre superpotenze. Tutte le armi, nessuna esclusa. Questo è quanto si legge tra le righe della dichiarazione formale, che conclude aprendo ad una sorta di dichiarazione di intenti, che tuttavia non costringerebbe gli U.S.A. ad agire sin da subito.

Il commento migliore è stato quello del Senatore democratico Patrick Leahy, che ha dichiarato “[...]Abbiamo perso una buona occasione per dare l’esempio[...]“. E’ la pura verità. E’ ora che il Premio Nobel per la pace 2009 inizi a mostrare di meritarsi una tale onoreficenza.

28/XI/2009

Grazie a: Landmine Monitor, Wikipedia, CorriereDellaSera, SpotAnatomy

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Nessun segnale

di Davide Villa

Roma è diventata la prima capitale europea con la televisione completamente digitalizzata, dicono. E Lussemburgo? E Berlino? E Amsterdam? E Stoccolma? E Helsinki? Vabbè si fa leva sull’orgoglio nazional-televisivo. Insomma, che culo! La “vecchia” televisione analogica a Roma e nel Lazio (esclusa la provincia di Viterbo) si è spenta, per sempre. E si sono accese le ire della gente. Ma che bello, che onore, con quale celerità il governo ha convertito in legge la direttiva 2007/65/CE. La legge 101/2008, conversione del d.l. 59/2008 prevede l’adeguamento alle direttive dell’Unione Europea con lo spegnimento del segnale digitale da completare entro il 2012. Molti paesi europei hanno già completato lo “switch-off“: Lussemburgo, Finlandia, Germania, Paesi Bassi, Svezia. E l’Italia si è accodata, trascinandosi il suo schifosissimo trabiccolo di disinformazione, incertezze, disservizi.

L'irritante messaggio

Dal 16 novembre scorso, quindi, il digitale terrestre è entrato prepotentemente e necessariamente nelle case di romani. Porta con se tante innovazioni, su tutte la nitidezza delle immagini. Quando si vedono. Già perchè mentre prima, con l’analogico, se anche il segnale non fosse arrivato perfettamente, la televisione si vedeva ugualmente, oggi, se il segnale non arriva pulitissimo, non vedi assolutamente nulla. Una irritante scritta “Nessun Segnale” balla sullo schermo nero, e non c’è niente da fare. Oppure c’è la possibilità che si veda il colore di una immagine completamente sgranata, mentre l’audio è un continuo di schiocchi fastidiosissimi. Non è per fare il retrogrado. Ma l’Italia (con i suoi impianti di trasmissione e ricezione, con i suoi telespettatori, con i suoi canali) era davvero pronta a questa transizione?

Ho un prozio, anziano, davvero. Sono andato a montare il decoder per il segnale digitale terrestre a casa sua, qualche tempo fa. L’antenna era vecchia, il cavo annodato e rovinato in piu punti, la televisione manco a parlarne. Vedeva i canali con una nebbia che neanche di prima mattina nei campi della Val Padana, oppure in bianco e nero. Gli ho montato il decoder. Nessun segnale. Il tecnico gli ha cambiato tutto l’impianto, e presentando il conto è stato onesto. Per fortuna. Vedeva la televisione come non l’aveva mai vista. Ed era felicissimo.

Io, dall’altro ieri, ho risintonizzato i tre televisori di casa mia esattamente tre volte ciascuno, ripetendo l’operazione per un totale di nove volte. Riuscirà il mio prozio a fare altrettanto? Probabilmente dovrò tornare da lui a breve. Ma cosa faranno tutte quelle persone anziane sole, per le quali la televisione era l’unica compagnia? Cosa interessa a loro se quello che vedono è digitale se di digitale conoscono solo l’impronta?

Saebbe stato forse piu semplice cominciare la digitalizzazione gia qualche anno fa (il Lussemburgo era convertito completamente al digitale già nel 2006) iniziando a vendere solo televisori con tecnologia DVB-T. Incentivando il cambio dei sistemi di ricezione. In tal modo si sarebbe svecchiato tutto l’apparato televisivo italiano, permettendo un migliore passaggio dalla TV al DVB-T. Ma le cose non si possono fare con calma. Avete notato l’accelerazione dell’ultimo anno? Chissà se invece della digitalizzazione avremmo dovuto completare il processo di parabolicizzazione (mi si passi il neologismo), si sarebbe fatto tutto così in fretta? Con la guerra fredda dei servizi televisivi in corso, personalmente non lo credo. A buon intenditor poche parole.

16/XI/2009

Grazie a: Wikipedia

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di Davide Villa

Bossi nun la vo’ fa finita. Continua, nonostante ‘e critiche, co ’sta politica oserebbe di’ quasi secessionista. Tutta ‘na serie de provocazzioni che, a dilla tutta, lasciano davero er tempo che troveno.

 ’A storia è inizziata ‘n po’ de tempo fa colle parole spese sur tricolore, che secondo er Ministro dee riforme pe’r federalismo, nun identifica er senti’ comune dell’italiani. Poi, da na frase detta, alla fine, solo pe’ fasse sentì e pe ricordaje a Berlusconi che ‘r governo suo sta ‘n piedi anche e soprattutto grazzie aa’ Lega, s’è passati a ‘n succedese de dichiarazzioni e strilli, senza manco ‘na smentita, che sarebbe pure auspicabbile.

'A Padania 'n veneto

'A Padania 'n veneto

‘E prime parole provocatorie so’ state dette, come amo scritto prima, i’relazione aa bbandiera italiana. Secondo Bossi infatti, parecchia ggente nun se sentirebbe più rappresentata da ’sti colori, ma piuttosto preferirebbe mèttese la mano sur core mentre sventola ’na bandiera reggionale. Er leone de San Marco ‘n Veneto, ‘na specie de patacca bbianca su fonno verde in Lombardia, ’n aquila ’n Friuli, e via dicenno. Ma aa Lega dì ’ste fregnacce nun j’è bastato. E se la so duvuta pijà coll’artro simbolo nazzionale, l’inno. L’urtima dichiarazzione der Presidente daa Lega Nord è stata quella pronunciata ner mentre daa festa der partito, a Ponte de Legno, in Lombardia. Facile che era ‘n po’ fomentato daa situazione perchè ha sparato proprio sull’inno de Mameli, dicenno che, visto che nun lo sa quasi nisuno, certo sarebbe mejo cambiallo cor “va’ pensiero” de Verdi. Er coro der Nabucco, nnamose a capi’. Ora, pe’ carità, a st’ opera de Verdi tutto e’ rispetto possibbile. Ma l’italiani ‘n inno già cell’hanno, da ppiù de sessant’anni, e, storicamente, c’ha più o meno ‘a stessa età der Nabucco. Quindi sta proposta me pare ‘n po ‘na stronzata. Poi, se i leghisti so’ ignoranti e quanno se radunano pensano solo a tastà chi cell’ha più tosto, invece de imparà un pezzo importante daa’ storia italiana, so’ cazzi loro. Nun è un probblema de identificazzione in certi ideali. L’inno der paese tuo o lo sai o nun lo sai. Se nun lo sai, invece da fa l’attivista politico che sventola a rotta de collo bandiere verdi, vai a fà er carciatore, o la velina. Oppure er ministro ner governo de Berlusconi.

L’urtima trovata ggeniale, poi, è stata quella de Carderoli. Er fenomeno sai che s’è ‘nventato? Un ber disegno de legge pe istituì l’insegnamento obbligatorio der dialetto nelle scole. Così, pè pijà de petto pure l’urtimo simbolo nazzionale, a lingua. Avrà pensato “…caspita! visto che tutte ’ste cime che ce so’ l’italiano lo sanno parla ‘na favola, e visto che nessuno sbaja più manco un congiuntivo, famo ’sta bella cosa e ai ragazzini famoje scrive i temi in dialetto, così se ‘mparano mejo pure l’italiano…”. Andrà a finì che li poveri scolari incominceranno a scrive i temi cor loro ber dialetto, E sai che c’è? che le maestre manco je potranno dì niente! Così si che se crea un ber popolo corto, sapiente, e ricco de curtura.

A sostegno de ste inizziative deliranti, naturalmente, er giornale der partito, la Padania, se n’è scita co diversi articoli in dialetto: l’artro ieri in veneto, ieri in piemontese e ccosì via. Bella robba. A me me pare che ’sto partito co ’sti strani diriggenti stia pè minà sempre deppiù all’unità e all’indivisibbilità nazzionale. Scivolando a grossi passi verso posizzioni “anticostituzzionali”

E poi ladroni ce saranno loro.

N.B. Questo articolo non ha la benchè minima intenzione di porsi sullo stesso piano dei “giganti” della politica e della stampa nazionale. Vuole solo rispondere provocatoriamente alle provocazioni di un partito che è nato da una provocazione e morirà, auspicabilmente, proprio per una sparata “troppo alta”. E vuole, soprattutto, mostrare quanto possano essere sciocche e senza senso istanze presentate attraverso il “mezzuccio” degli articoli in dialetto, che rappresentano uno schiaffo alla libertà di informazione e alla cultura.

16/VIII/2009

Grazie a: Wikipedia, Repubblica, 25ORE by Romagna Oggi, Yahoo! Notizie

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