
Il neo Ministro dei beni culturali Giancarlo Galan, ha formulato, ieri l’altro, un duro attacco al Ministro dell’economia, affermando, sostanzialmente, che il rigorismo delle politiche economiche messe in atto da Giulio “Quintino” Tremonti, pur gradito all’Unione Europea, rischi seriamente di rendere difficile, più di quanto già non sia, la vittoria dei partiti al governo nelle imminenti elezioni amministrative.
Ma quello che può sembrare un contrasto decisamente preoccupante, non solo perché in seno al governo, ma soprattutto perché sviluppatosi nel partito di governo in questo momento più forte, la Lega Nord, non va guardato da un unica angolazione. La Lega è nata ed è cresciuta come realtà locale, vero, ma si è andata delineando negli anni come un partito talmente ben radicato e forte da potersi addirittura permettere aspirazioni di governo. Una forza locale con aspirazioni globali. La realtà glocal non è certo un aspetto di facile gestione. Non è facile coniugare compiti istituzionali necessari - tra cui proprio la partecipazione attiva alle dinamiche europee – con la tradizionale e spasmodica attenzione che i leghisti hanno sempre riservato al loro proprio orticello. Il glocal è la declinazione del compromesso leghista, compromesso che di per sé garantisce autorità tanto sul piano locale, quanto sul piano globale. E la fedeltà degli elettori non viene tradita in nessun caso: la Lega non abbandonerà mai i contadini travigiani, e tantomeno abbandonerà gli scranni di Strasburgo, perché espressione concreta della crescita politica del fenomeno Lega, nonostante lo sfoggio euroscettico, poco credibile, in verità.
Il compromesso è la creazione di correnti interne al partito come differenziazione dell’offerta politica della Lega Nord. Per accontentare quanti più elettori possibili.












